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Pasqua in Valle d’Itria, tra tradizioni e borghi

Pasqua è uno dei periodi migliori per poter godere del risveglio della natura, per riscoprire riti millenari e per gustare sapori di una Valle che si scopre a ritmi lenti

Un’insolita Puglia quella che puoi scoprire nel periodo delle feste pasquali, una Puglia rurale dove poter ammirare la tanto attesa Primavera che si manifesta in tutto il suo splendore. La Valle d’Itria, con la sua vasta campagna punteggiata da trulli e muretti a secco, dà forse il meglio di sé quando i prati verdi si riempiono di calendula e grespino, papaveri e margherite, in un tripudio di colori, dal bianco all’arancione, dal giallo al rosso.

Ospitale, dolce e incantevole la Valle d’Itria nel periodo pasquale ti farà riscoprire culti antichi e tradizioni arcaiche, che mischiano, come accade sempre nelle comunità rurali, riti sacri a riti pagani. I riti cattolici, al di là della fede di ognuno, sono ricchi di fascino e suggestione, e in Puglia in particolare è la Passione del Venerdì Santo che ispira riti e rituali che ti catapulteranno in un’atmosfera antica.

Riti pagani che ancora resistono: Quarantane e Canto all’Uovo

Se decidi di avventurarti tra i borghi della Valle d’Itria nel periodo precedente la Pasqua non potrai non notare i tanti fantocci appesi tra gli stretti vicoli o ai crocicchi delle vie, raffiguranti vecchiette più o meno spaventose. Questi pupazzi prendono il nome di “quarantane”, e non sono altro che la raffigurazione simbolica della quaresima, e quindi della privazione e della purificazione che questo periodo prevede. Per questo le quarantane sono vestite poveramente, spesso hanno in mano il fuso per filare, una fascina e alcuni cibi che ne rammentano l’astinenza obbligata. Le quarantane restano appese per un tempo limitato, quaranta giorni appunto, e l’inizio del Sabato Santo segna la loro fine, che solitamente avviene attraverso il fuoco.

Se invece sei un amante del folklore e dei canti tradizionali non puoi perderti il Canto all’Uovo, una tradizione antica, che affonda le radici in un tempo lontano. Secondo l’usanza, la notte del Sabato Santo, dopo che il rintocco delle campane annuncia la Resurrezione di Cristo, numerose compagnie, chiamate “squadre” si muovono per le campagne per intonare questo canto. Questa tradizione resiste ancora, anche se solo in alcune contrade, soprattutto nella zona di Martina Franca, Queste squadre di cantori si muovono di casa in casa intonando un canto dialettale intitolato “U Sabt Sant” , in attesa che i padroni di casa si sveglino e donino loro le uova e altre provviste. Questo peregrinare di casa in casa dura tutta la notte e i cantori, alle prime luci dell’alba, si dividono il bottino raccolto per poi rientrare ognuno a casa propria.  

I Riti della Settimana Santa: i sepolcri e la suggestiva processione di Taranto

Toccanti, suggestivi e autentici: sono i riti della Settimana Santa. Lasciati trasportare dalla purezza e dal tumulto della devozione, immutata nei secoli e scandita da gesti lenti e silenziosi.

Nei paesi della Valle d’Itria la mattina del Venerdì santo è d’obbligo visitare i “Sepolcri”, ovvero i cosiddetti “altari della Reposizione” in cui è custodita l’Eucarestia. Gli altari sono ornati di luci, fiori e drappeggi e vegliati dai confratelli e consorelle delle confraternite, in una gara che coinvolge tutte le chiese cittadine a chi crea il “sepolcro” più bello. Tradizione vuole che se ne visitino in numero dispari (di solito sette), altrimenti si rischia di incorrere nel malocchio!

Infine non possiamo non consigliarti l’indimenticabile e particolarmente sentita processione del Giovedì e del Venerdì Santo di Taranto, cittadina che dista solo una trentina di chilometri da Martina Franca. Si compone di tre processioni, tutte lente e suggestive. La prima è detta dei Perdùne, a piedi nudi, dal pomeriggio del Giovedì fino a notte fonda, sfilano con la testa coperta da un lungo cappuccio bianco sormontato da un cappello nero. La seconda, quella dell’Addolorata, è aperta dal Troccolante, che dà il ritmo suonando appunto la troccola, tavoletta di legno con denti di ferro: per percorrere quattro chilometri ci mettono più di dieci ore. Nel pomeriggio del Venerdì parte la terza, la processione dei Misteri, con gruppi statuari e il simulacro del Cristo morto: la sfilata avviene fino all’alba del Sabato Santo. In totale, più di 40 ore di processione quasi continua.

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